ADHD: cos’è la Sindrome da Deficit di Attenzione e Iperattività

22 Settembre ore 15.56

ADHD: cos’è la Sindrome da Deficit di Attenzione e Iperattività

Con la sigla ADHD si intende il disturbo da deficit dell’attenzione ed iperattività, in italiano abbreviato come DDAI. La sigla ADHD, infatti, è la contrazione della denominazione di questo disturbo in lingua inglese: Attention Deficit Hyperactivity Disorder.
Quale che sia la sigla e la lingua con cui chiamiamo questo genere di disturbi, questi meritano un approfondimento.

ADHD: che cos’è

I disturbi dell’attenzione, o più precisamente da deficit dell’attenzione ed iperattività, sono molto diffusi e possiamo affermare che sono tra i più comuni disturbi di tipo neurocomportamentale dell’infanzia.
Si manifestano preso, già dalla prima infanzia, evidenziamo deu tipologie di sintomi: un alto livello di disattenzione e dei comportanti che possono essere definiti impulsivi. La posizione degli studiosi ha portato a dire che il disturbo è una condizione generale del comportamento dell’individuo, che molto spesso è cronica. Questi due fattori comportano una serie di problematiche in diversi aspetti della vita quotidiana dei soggetti, che sono alle prese con sintomi anche importanti e di difficile gestione.
Nel prossimo paragrafo approfondiremo proprio i sintomi dell’ADHD, dunque come si manifesta il deficit di attenzione.

Sintomi del ADHD: disturbo da deficit di attenzione ed Iperattività

I sintomi del disturbo di attenzione emergono spesso quando il bambino frequenta il gruppo di pari. In questi contesti si riscontra più facilmente un’eventuale differenza nel livello di attenzione che il bambino può impiegare, rispetto a quello impiegato dai coetanei. Quando il soggetto è spesso disattento, fa difficoltà a portare avanti un’attività, o a lavorare con costanza su un compito limitato ma prolungato, è probabile che ci si trovi di fronte a sintomi di ADHD nel bambino.
Il bambino con deficit di attenzione ha difficoltà nel seguire le indicazioni, appare incapace di organizzare le proprie capacità per finalizzare un semplice obiettivo, è spesso sbadato o si ha la sensazione che abbia “la testa tra le nuvole”.
Qualsiasi fonte di distrazione esterna su di lui ha una portato travolgente. Le voci dei compagni, anche di persone al di fuori dell’aula, o rumori occasionali sono fonte di disattenzione.
Con questi sintomi il bambino ha un’esperienza spesso confusa, non lineare, percepisce frustrazione, o rapidamente passa da un’attività all’altra in modo irrequieto. Osservano l’ambiente circostante con molta frequenza e in modo reiterato.
Non dipende dall’interesse che prova per un’attività, anche quelle per cui è certo di avere una preferenza non riescono a mantenere la sua attenzione attiva e desta per un periodo più prolungato.
I sintomi relativi alla disattenzione si riscontrano soprattutto in bambini che, rispetto ai propri coetanei, presentano un’evidente difficoltà a rimanere attenti o a lavorare su uno stesso compito per un periodo di tempo sufficientemente prolungato. Ma ovviamente sono più problematiche le attività noiose e ripetitive, senza alcun guizzo creativo o con un minimo di interazione prevista per lo svolgimento.

Disturbo dell’attenzione: i trattamenti psicoterapici

Un costante e buon supporto psicologico può essere la chiave per alleggerire la pressione e le conseguenze del disturbo sulla vita quotidiana del bambino con deficit di attenzione, ADHD e iperattività.
È stato riscontrato che, in particolar modo i percorsi di tipo cognitivo-comportamentale sono efficaci, ma esistono anche delle terapie farmacologiche, che devono essere debitamente supervisionate da medici specialisti. Dobbiamo precisare che rimangono ancora numerosi dubbi circa gli effetti degli psicostimolanti – tra i farmaci principalmente utilizzati per il trattamento di questi disturbi – sui soggetti con difficoltà di attenzione e iperattività.
Per quanto riguarda il trattamento cognitivo-comportamentale, questo va portato avanti parallelamente ad altri percorsi e tipologie di intervento, ovvero congiuntamente a un lavoro che si prenda cura di tutte le dimensioni del soggetto e della vita del soggetto, ad esempio la dimensione emotivo-affettiva, comportamentale, relazionale.
È molto importante portare avanti un percorso e un processo che integri anche e soprattutto i contesti sociali nei quali si trova ad interagire il bambino o la bambina, come la scuola, la famiglia e altri contesti di riferimento.
In particolar modo è importante coinvolgere la famiglia. Spesso i genitori non possiedono le conoscenze, le forze e gli strumenti per gestire la problematica, anzi, spesso non riescono neanche a rendersi conto che il figlio può soffrire di un disturbo.
Questa mancanza di consapevolezza – che non è in alcun modo imputabile alla famiglia in sè, ma al contesto culturale che non fornisce la giusta accoglienza e diffusione di conoscenze su questi temi – può rallentare la diagnosi e anche l’intervento, portando maggiore disagio al soggetto e ai luoghi che frequenta.
Per questa ragione è davvero importante che anche la coppia genitoriale e la famiglia in generale venga coinvolta in un percorso di supporto, che li aiuti a modificare la rappresentazione mentale che hanno del bambino, ad esprimere i propri sentimenti riguardo alla problematica e altro ancora.Tra gli scopi dell’intervento con i genitori è possibile indicare:

  • L’individuazione degli stati mentali rispetto all’attaccamento e i corrispondenti pattern comportamentali di accudimento
  • L’accrescimento della capacità di negoziare in presenza di conflitti e controversie
  • La costruzione di una comunicazione efficace
  • La pianificazione di interventi comuni
  • La promozione di regole educative attraverso la contrattazione delle contingenze e del rinforzo

Master Disturbi del Neurosviluppo: il modello biopsicosociale

Avere dei professionisti formati per il riconoscimento e gli interventi nel campo dei disturbi dell’attenzione, deficit e iperattività è cruciale, soprattutto all’interno delle scuole ma non solo, anche all’interno di ASL, centro di psicologia a altri enti.
Per questo l’Università degli Studi Niccolò Cusano, proseguendo nella sua azione di offrire percorsi di studio professionalizzanti funzionali allo svolgimento di effettive attività di lavoro, istituisce il Master di II livello in Disturbi del Neurosviluppo: il modello biopsicosociale.

Il Master ha come obiettivo principale quello di formare operatori esperti nei Disturbi del Neurosviluppo in ottica terapeutica integrata, in possesso delle competenze necessarie volte ad acquisire informazioni in ambito clinico, sociale e scolastico.

Tali conoscenze previste appaiono prerogative basilari per poter acquisire le competenza trasversali di terapie integrate multidiscliplinari, favorendo il superamento dell’approccio alla disabilità come patologia attraverso una presa in carico globale, mirata alla persona, tenendo conto in modo dinamico dei fattori ambientali e personali, secondo il modello bio-psico-sociale e assicurando il mantenimento delle migliori condizioni possibili di benessere e autonomia, anche attraverso aggiornamenti periodici sulla disabilità per il personale sanitario, nonché adottando strumenti di valutazione e autovalutazione sviluppati e riconosciuti dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e dal modello di Classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute (ICF) (art. 10, comma 2, Legge legge num. 10 del 17 giugno 2022, Consiglio Regionale del Lazio).
Come specificato anche precedentemente nella Conferenza Unificata della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del 25/7/2019, per mezzo dell’approvazione delle “Linee di indirizzo sui disturbi neuropsichiatrici e neuropsichici dell’infanzia e dell’adolescenza”, alla luce della rilevanza dell’ambiente nel facilitare lo sviluppo neuropsichico, la continua trasmissione di competenze in contesti di vita è elemento essenziale dell’intervento, in un’ottica biopsicosociale (paragrafo 1.5),

Obiettivo cardine del Master è quello di fornire adeguate competenze professionali, metodologiche e pratiche, a coloro che intendono lavorare nel settore della psicologia clinica, della neuropsichiatria, della neuropsicologia, e della scuola. Il Master si rivolge a:

  • Laureati in Psicologia
  • Laureati in Medicina
  • Laureati in Terapia della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva
  • Laurea in Logopedia
  • Laureati in Scienze dell’Educazione della Formazione

L’iscrizione al Master è compatibile con altre iscrizioni nel rispetto della nuova normativa in materia di iscrizione contemporanea a due corsi di istruzione superiore, così delineata ai sensi della Legge n. 33 del 12 aprile 2022.

Il Master ha durata annuale pari a 1500 ore di impegno complessivo per il corsista, corrispondenti a 60 cfu e sarà articolato in:

  • lezioni video e materiale fad appositamente predisposto
  • congruo numero di ore destinate all’auto-apprendimento, allo studio individuale e domestico
  • eventuali verifiche intermedie

Crediti foto in evidenza: Depositphotos.com – SimpleFoto